Ticino, un piacere
La parte meridionale della Svizzera è un paradiso pittoresco per le esperienze belle della vita. Incontri con ristoratori, produttori di limonata, agronomi e il più allegro pescatore del Lago Maggiore.
Da Enzo: un «luogo magico» a Ponte Brolla
Dal parcheggio di Ponte Brolla all’ingresso della Vallemaggia, si passa per un cancello con delle rose e poi, attraverso scale in pietra e viali sotto gli alberi, si sale per un breve sentiero tortuoso: il Ristorante Da Enzo si trova improvvisamente di fronte a voi, in un incantevole giardino terrazzato su un ripido pendio. I tempi dei grotti storici e della cantina naturale nella roccia in montagna sono rievocati dai comodi posti a sedere intorno ai tavoli di granito nelle piccole grotte in muratura tradizionali.
«Il punto di ritrovo per buongustai e viveur»: così viene descritto il Ristorante Da Enzo. Il nome si deve a Enzo Andreatta, che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo della ristorazione di montagna a Zermatt, uno dei motivi per i quali questo villaggio di montagna del Vallese è conosciuto oggi. Nel 1992 Enzo e sua moglie Josi hanno aperto il loro ristorante in Ticino, oggi gestito dal figlio Sergio. «Se non l’avessi rilevato, i miei genitori avrebbero venduto il ristorante. Sono letteralmente cresciuto qui dentro», racconta Sergio Andreatta. A sette anni è arrivato in Ticino con i suoi genitori. Dopo gli studi in economia ha fatto la prima esperienza nella ristorazione gestendo insieme al fratello il rifugio Motta, a 2300 metri sul livello del mare sulla Lenzerheide. Nel 2021 si è trasferito dalle montagne dei Grigioni alle valli ticinesi per portare avanti la tradizione di famiglia.
«Per me era importante preservare questo luogo magico che mia madre ha creato con questo giardino, l’arte e la natura», racconta il ristoratore quarantenne. «Da Enzo» è un luogo speciale con una magia straordinaria, ma, anche tralasciando tutto questo, è semplicemente un ottimo ristorante. Nella guida ai ristoranti GaultMillau ha ottenuto un eccellente punteggio di 16 punti. «Il capofila tra i tanti grotti della Valle Maggia è e rimane il ristorante «Da Enzo» di Ponte Brolla. Nel locale ben curato e nell’incantevole giardino, il patron Sergio Andreatta offre un servizio eccellente insieme ai suoi collaboratori di lunga data, anche in caso di grande affluenza», scrive la guida gastronomica.
Lo chef è Andrea Cingari da 17 anni. «Gli dò carta bianca nella scelta del menù», afferma Sergio Andreatta. La cosa più importante è il sapore dei piatti e che tutto sia preparato fresco. «La nostra cucina deve essere autentica, questo è il mio obiettivo», così il padrone di casa. Per essere riconosciuto come un capo autorevole, Sergio Andreatta ha lavorato personalmente in cucina per qualche tempo: «Dagli antipasti freddi alla pasticceria, ho lavorato in ogni postazione», racconta il proprietario del ristorante.
Andreatta e il suo cuoco reperiscono localmente molti ingredienti, «ma non ne facciamo un grande vanto». Giovanni Palmieri di Brissago, ad esempio, fornisce al ristorante i pesci d’acqua dolce (si veda pagina 60). «Gli compriamo quasi tutto il pescato», aggiunge il ristoratore. In estate lo chef acquista pomodori del Piano di Magadino, mentre in autunno utilizza selvaggina o funghi porcini della zona. «Lavoriamo anche i mirtilli che le persone raccolgono e ci portano oppure le fragole di un contadino delle Centovalli», racconta Sergio Andreatta.
Nei mesi di gennaio e febbraio «Da Enzo» è chiuso, quindi per Andreatta è un periodo di vacanze dedicato alla famiglia. Durante gli altri mesi, circa 140 ospiti visitano ogni giorno l’ex grotto. Non è una cosa scontata, «dopo tutto non siamo in piazza ad Ascona, ‹Da Enzo› bisogna conoscerlo», afferma Sergio Andreatta.
La nostra cucina
deve essere
autentica.Sergio Andreatta
Gazzosa, la dolcissima icona ticinese
La gazzosa, nella sua tipica bottiglia, è il simbolo dolce e colorato del Canton Ticino, tipico come il Merlot, la polenta sul fuoco o il Lago Maggiore. L’origine di questa bevanda analcolica risale al XIX secolo, quando i grotti (cantine nella roccia) venivano ancora utilizzati come locali di raffreddamento naturali. Le prime ricette della gazzosa comprendevano acqua, zucchero, limone, menta, melissa, salvia o altre erbe. Di base, la gazzosa si otteneva mescolando la polpa e le bucce di limone, private delle parti bianche e amare, con acqua e zucchero in recipienti di vetro, filtrando poi con un telo di garza e imbottigliando. L’anidride carbonica si sviluppava quando le bottiglie venivano lasciate al sole per circa una settimana prima di essere nuovamente raffreddate nelle cantine del grotto.
Per compensare la qualità spesso modesta dei vini locali, talvolta questi venivano riempiti per metà di gazzosa. Questa famosa bevanda è conosciuta in Ticino con il nome di «Mezzo e Mezzo». «La gazzosa è un prodotto per i poveri», ci spiega Luca Coluccini dopo la breve introduzione al contesto storico dell’amata bevanda. Coluccini è responsabile della logistica e dell’amministrazione di Gazzosa Fizzy. Viene prodotta in uno stabilimento piuttosto disadorno a Personico, a circa 50 chilometri a sud del San Gottardo. L’ingrediente più importante di Fizzy Gazzosa è l’acqua di sorgente del «Pont da Picol», estratta a 1000 metri di altitudine nella Val Nadro. Lo «champagne dei poveri», come viene spesso chiamata la gazzosa, è preparato anche con ingredienti di stagione come lamponi, uva Moscato e mirtilli, o anche con aromi classici ed esotici come limone, pompelmo e mandarino.
«Produciamo gazzosa con il cuore», afferma Luca Coluccini. La fabbrica, fondata originariamente nel 1890, è stata rilevata nel 2009 dal farmacista e imprenditore ticinese Luca Bianda, a cui sta a cuore salvaguardare i posti di lavoro e la produzione locali. Il montaggio dei tappi meccanici sulle bottiglie, ad esempio, è un lavoro puramente manuale, per il quale vengono ingaggiate preferibilmente donne del paese.
La produzione e l’imbottigliamento di Gazzosa Fizzy avvengono secondo gli standard più moderni. Le bottiglie di vetro, ad esempio, sono soggette a cauzione secondo il principio dell’economia circolare e, grazie a una complessa logistica, vengono sempre ricondotte a Personico, dove vengono lavate, preparate e riempite nuovamente. «La bottiglia riutilizzabile con tappo meccanico è il fulcro della nostra attività, ma richiede molto impegno», afferma Luca Coluccini. Attualmente sta pensando di aggiungere all’assortimento una variante «Mezzo e Mezzo» per rievocare una tipica tradizione legata alla gazzosa. Perché, come dice il simpatico direttore aziendale, «qui lavoriamo con una missione!»
→ fizzy.ch
Del pescatore «Gio» ci si può fidare
A pochi metri dalla strada principale di Brissago, verso il lago, si trova la Pescheria Palmieri. Alla parete è appesa anche un’immagine di Giovanni Palmieri su una moto da corsa Aprilia RS125R. Con 26 gare del campionato mondiale di motociclismo Classe 125 all’attivo, all’inizio degli anni Novanta l’attuale direttore dell’azienda ittica ha gareggiato su molti circuiti in tutto il mondo. Anche se ricorda volentieri quel periodo, la vita di Giovanni «Gio» Palmieri è cambiata radicalmente.
Bastano pochi passi lungo una stradina stretta per raggiungere le sponde del Lago Maggiore. Come suo nonno, sua madre e suo fratello, Palmieri si reca in barca sul grande lago e si gode il silenzio e la magia che trova nelle calme ore del mattino. Fischiettando, «Gio» è al timone della sua barca con indosso sgargianti pantaloni da pesca arancioni, mentre all’orizzonte le cime attorno al Pizzo Roggione, alto 2500 metri, si stagliano bianche contro le colline circostanti via via più scure. Il Lago Maggiore offre lucioperca, salmerino, siluro o coregone.
«È una delle professioni più antiche al mondo», afferma orgoglioso Palmieri. Essere pescatore significa, oltre a custodire i segreti di famiglia, anche sapersi mantenere aggiornati su artigianato, tecnologia, produzione e commercio. Lui stesso svolge gran parte della sua attività, dalla pesca con le reti all’affumicatura secondo le ricette della madre Elda fino alla marinatura del salmerino o del pesce persico. In estate va in acqua tutti i giorni, in inverno ogni due. In alcuni mesi si evita di pescare certi pesci per consentire agli stock di ricostituirsi. «Gli ultimi anni sono andati molto bene», racconta. Il suo aneddoto più memorabile è quello dei 170 chilogrammi di coregoni pescati in una sola notte.
Tra i clienti di Giovanni Palmieri vi sono molti ottimi ristoranti del Cantone, tra cui la Trattoria Da Enzo o «La Brezza» nell’hotel a cinque stelle Eden Roc di Ascona che, con Marco Campanella ai fornelli, vanta uno dei migliori chef della Svizzera. Il «Cuoco del 2025», premiato con 19 punti e due stelle, collabora da molti anni con la Pescheria Palmieri. «Giovanni si occupa di tutto per me, anche se a volte gli do poco preavviso», afferma Campanella. Del pescatore «Gio» ci si può fidare.
Straordinariamente unica
Ciò che in tedesco si chiama semplicemente il delta della Maggia, in italiano viene chiamato, in modo molto più sonoro e naturale, «Terreni alla Maggia». Non è solo un nome geografico, ma anche il nome dell’azienda agricola forse più insolita del paese. Da un lato, perché l’azienda fa parte del gruppo alberghiero The Living Circle, che gestisce l’adiacente Castello del Sole, e altre strutture a Zurigo, Thalwil o nel Giura. Nemmeno l’assortimento di «Terreni alla Maggia» è uguale a quello delle tipiche aziende agricole locali. Qui si trovano le uniche risaie della Svizzera, dove dal 1997 si coltiva il riso Loto, con una produzione annua di circa 400 tonnellate. L’assortimento comprende, ad esempio, i vini di terroir come il tipico Merlot (Cantina alla Maggia), ma nell’azienda «Terreni alla Maggia» si coltivano anche mais (ad esempio per la polenta rossa) o grano duro per la pasta, noci o tè verde, come si può vedere nel grazioso spaccio aziendale.
L’agronomo laureato al Politecnico federale e direttore di Terreni Fabio Del Pietro gestisce circa 150 ettari di superficie agricola. Lo stabilimento di Ascona esiste dal 1930. Del Pietro spiega perché le piante di riso sono più piccole di quanto si possa immaginare se si guardano le immagini del Sud-est asiatico: «Per il riso Loto, una minore crescita delle piante è un vantaggio. Abbiamo un sacco di pioggia e continue tempeste qui. Se le piante rimangono piccole, sono meglio protette dagli agenti atmosferici», afferma l’esperto.
I prodotti naturali del delta della Maggia fanno parte del concept farm-to-table dell’hotel Castello del Sole, dove l’Executive Chef Mattias Roock serve nella Locanda Barbarossa, ristorante premiato con 18 punti e una stella, un menù che porta il melodioso nome «Sapori del Nostro Orto». Non tutto, ma molto di quello che viene servito in tavola cresce effettivamente nell’orto. Il terreno produce 25 varietà di pomodori, inoltre qui crescono anche varietà di pepe esotiche come il pepe del Sichuan o il Sansho. E mentre si dirigono verso il tratto di spiaggia nell’enorme parco dell’hotel, gli ospiti passano davanti a una delle risaie di «Terreni», che esprime alla perfezione questa simbolica combinazione di lusso e vicinanza alla natura.
Testo David Schnapp
Foto Digitale Massarbeit
Fabio Del Pietro gestisce l’azienda agricola «Terreni alla Maggia» e la «Cantina alla Maggia». L’agronomo laureato al Politecnico federale si occupa di una superficie di circa 150 ettari coltivata a riso, mais, Merlot, grano duro o tè verde.
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